Nell’ambito della Settimana Europea della Mobilità, FIAB L’Aquila ha organizzato il Bike to Work Day contando, per il quarto anno consecutivo, le persone in bicicletta ai propri check point abituali dalle 7:30 alle 9:30, la fascia oraria degli spostamenti casa-lavoro e casa-scuola.
Nonostante il bel tempo, la rilevazione ha registrato un piccolo calo dei passaggi rispetto al 2025: da 154 a 116 persone, mancando quest’anno il check point della rotonda di Fontesecco che l’anno scorso contribuiva comunque per 16 unità. Il calo può essere quantificato intorno al 18%.

Due letture sono possibili: chi pedala ha scelto percorsi diversi dai nostri punti di osservazione, oppure ha rinunciato alla bicicletta per gli spostamenti quotidiani. Speriamo che sia la prima. Ma il sospetto che qualcosa non funzioni in città è più di una sensazione: lo raccogliamo direttamente da chi ci dice di aver smesso di pedalare o di non volerlo fare per paura dei pericoli della strada.
I lavori stradali recenti confermano questo sospetto.
Su via Corrado IV, strada da poco ristrutturata, la ciclabilità è stata semplicemente ignorata. Gli attraversamenti rialzati sono segnalati meglio ma conservano le stesse caratteristiche di prima, e restano in attesa dei semafori pedonali a chiamata promessi dall’Amministrazione. La sede stradale è larga nove metri: una pista ciclabile monodirezionale per senso di marcia avrebbe occupato al massimo due metri, lasciandone comunque sette alle automobili. Per confronto, la maggior parte delle strade urbane dell’Aquila fuori dal centro storico è larga sei metri.
Si dirà che una pista ciclabile in zona è stata realizzata, quella che attraversa Piazza d’Armi. Ma la sua utilità sembra più ricreativa che di collegamento: risponde sì all’obiettivo per cui è stata finanziata con il PNRR, cioè unire la stazione ferroviaria alle sedi universitarie, ma non alla rete degli spostamenti urbani quotidiani. Se qualcuno deve attraversare la città in bici o usufruire dei numerosi servizi presenti in via Corrado IV o in via Beato Cesidio deve forzatamente percorrere strade inospitali per le biciclette.
Il resto dei collegamenti di quel progetto si affida a corsie ciclabili che segnalano la possibile presenza di chi pedala, ma non offrono protezione reale.
Su via De Gasperi la sede stradale è stata ristretta in alcuni punti, accorciando gli attraversamenti pedonali: un miglioramento reale, perché una strada stretta obbliga a moderare la velocità mentre una larga la incentiva, con conseguenze prevedibili sulla sicurezza. Ma tralasciando marciapiedi e accessibilità per persone con disabilità, per bambini e anziani (su cui abbiamo molto da dire), resta il fatto che i parcheggi per le automobili hanno mantenuto ampio spazio sull’asse viario. Le biciclette restano assenti anche qui. Spostando i parcheggi sulle strade laterali, come via Leli che potrebbe ospitarne molti a spina di pesce, o sull’area della Caserma Rossi, si sarebbe potuto liberare spazio vitale per pedoni e persone in bicicletta. Una correzione parziale resta possibile: classificare via De Gasperi come Strada Urbana Ciclabile, categoria che imporrebbe un’attenzione diversa a chi pedala.
In questo contesto, il calo delle persone in bicicletta ci dispiace, ma non ci sorprende.




