Il convegno CONALPA e la forza dell’azione comune
Venerdì 7 febbraio, presso l’Hotel Castello dell’Aquila, si è tenuto il convegno organizzato da CONALPA (Coordinamento Nazionale Alberi e Paesaggio) dal titolo “Il verde urbano, una risorsa da tutelare“. Il presidente di FIAB L’Aquila e alcuni soci hanno preso parte ad un pomeriggio denso, in cui tecnica, dati scientifici e testimonianze concrete si sono intrecciati in un confronto aperto tra esperti, istituzioni e cittadini.
Gli alberi non sono un optional
A dare il quadro scientifico della situazione sono stati il professor Giovanni Damiani, ex direttore dell’Agenzia Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, e l’agronomo Luigi Giannangelo, con quarant’anni di esperienza internazionale. Il messaggio centrale è stato chiaro: gli alberi urbani non sono un elemento decorativo, ma infrastrutture verdi a tutti gli effetti. Regolano il ciclo dell’acqua locale, depurano l’aria da polveri sottili e ossidi di azoto, sequestrano CO2, consolidano i versanti in modo più efficace del cemento. Giannangelo ha mostrato esempi da tutto il mondo, da Bogotà a Singapore, da New York a Medellín, di come i viali alberati abbassino la temperatura percepita di 4-6 gradi e aumentino il valore immobiliare degli edifici circostanti di 200-300 euro al metro quadro. Ha anche calcolato il valore economico degli alberi con il metodo svizzero: 55 tigli a Francavilla valevano 1,6 milioni di euro. Non sono numeri astratti: sono la misura di quanto patrimonio pubblico viene distrutto ogni volta che si abbatte un filare senza una solida motivazione tecnica.
L’assessore all’Ambiente ed al Verde del Comune dell’Aquila Fabrizio Taranta ha illustrato gli sforzi dell’amministrazione comunale: un nuovo Regolamento del Verde, il censimento delle alberature, 700 alberi piantumati negli ultimi due anni, progetti di adattamento climatico. Ha riconosciuto che il rapporto con le associazioni è stato “a volte d’accordo, a volte di scontro, ma sempre costruttivo”. Un riconoscimento onesto, che vale la pena registrare.
Verde e ciclabilità: un binomio che funziona
Per FIAB il convegno ha offerto l’occasione di mettere a fuoco un legame che raramente viene esplicitato: quello tra alberature e mobilità ciclabile. Pedalare sotto un viale ombreggiato nei mesi estivi non è solo più piacevole: è concretamente più sicuro, soprattutto per anziani e bambini. I 4-6 gradi in meno creati dalla copertura arborea possono fare la differenza tra una pedalata normale e uno sforzo fisico rischioso. Gli alberi lungo le strade creano inoltre una barriera, fisica e psicologica, tra chi pedala (se la pista ciclabile è separata dalla sede stradale) ed il traffico motorizzato, aumentando la percezione di sicurezza e incoraggiando più persone a scegliere la bicicletta. E riducono l’esposizione a polveri sottili, un fattore tutt’altro che secondario per chi si muove all’aria aperta.
L’esempio di Bogotà è stato illuminante: una città che ha scelto di investire massicciamente nelle alberature stradali ha visto crescere in modo esponenziale l’uso della bicicletta. Il sindaco colombiano “andava per le strade, controllava i lavori, coinvolgeva i cittadini con i loro vivai domestici”. Il risultato è che l’80% delle piante è stato messo a dimora dai cittadini stessi. Se una città con risorse limitate ha potuto permettersi questo approccio perché “non possiamo permetterci condizionatori per tutti, ma possiamo piantare alberi che abbassano le temperature gratis”, ha dichiarato il sindaco. L’Aquila, Capitale della Cultura 2026, prima provincia d’Europa per numero di parchi, ha tutte le ragioni per fare lo stesso.
Un caso concreto e promettente è quello della Strada Statale 80. Il progetto iniziale prevedeva l’abbattimento di 54 pini per ragioni di “sicurezza stradale”. Grazie all’intervento coordinato delle associazioni e del settore ambiente comunale, il progetto è stato abbandonato e il filare è stato dichiarato monumentale. Oggi quella stessa viabilità potrebbe diventare un percorso ciclabile protetto e ombreggiato che collega Coppito al centro città: un viale monumentale trasformato in arteria verde per la mobilità sostenibile.
Le criticità aquilane: casi concreti
Il convegno ha affrontato senza giri di parole le situazioni più problematiche in città e provincia.
Al Parco Polsinelli, 35 alberi maturi sono stati abbattuti per la realizzazione di una rotatoria e parcheggi all’interno della Caserma Rossi, con un valore stimato di circa 875.000 euro. Paolo Fasciani di CONALPA ha sottolineato il punto che sfugge spesso al dibattito pubblico: non si può compensare la perdita di un parco maturo distribuendo alberelli giovani in aree diverse. Un parco ha una funzionalità ecosistemica che non si replica. Le associazioni stanno contestando formalmente il danno al Comune, chiedendo una compensazione reale all’interno del parco stesso e la tutela degli alberi ancora presenti nella caserma.
Sul fronte ANAS, la “sicurezza stradale” viene invocata come giustificazione per abbattimenti che sembrano applicare le normative (la distanza di 6 metri delle piante dalla strada) in modo rigido, senza cercare soluzioni alternative. Casi emblematici: i tagli sulla Strada Statale 17, quelli sulla Strada Statale 80 verso Arischia, e il progetto, fortunatamente bloccato, di abbattimento di 560 alberi (560!!!) lungo le SS 584 “Lucoli”, SS 690 “Avezzano-Sora” e SS 83 “Marsicana”, nello storico Parco Nazionale d’Abruzzo. Anche il taglio di 140 alberi sull’Altopiano di Navelli è stato fermato grazie all’azione congiunta di più associazioni e di alcuni sindaci.
Lungo il fiume Aterno, un taglio a raso della vegetazione ripariale ha colpito un ecosistema fondamentale: le fasce riparie filtrano l’inquinamento, rallentano la velocità dell’acqua, frenano le alluvioni, consolidano le sponde. Come ha spiegato Damiani, sono gli ambienti più ricchi di biodiversità e i corridoi ecologici più preziosi. “Quello che è avvenuto è uno scempio”, ha detto Fasciani, che era presente durante l’abbattimento e ha chiesto la sospensione immediata dei lavori.
Sono emersi anche altri problemi ricorrenti: i danni agli apparati radicali durante i cantieri, che trasformano piante sane in potenziali pericoli al primo colpo di vento; le cosiddette “capitozzature”, potature così drastiche da equivalere a un abbattimento differito, perché la pianta non riesce a cicatrizzare i tagli e nel tempo diventa davvero pericolosa.
Uno strumento concreto: la diffida preventiva
Tra gli aspetti più pratici emersi nel dibattito c’è la “diffida preventiva“: una lettera inviata via PEC all’ufficio tecnico comunale, al responsabile del procedimento e alla Soprintendenza, con cui si chiede la sospensione di eventuali lavori di abbattimento di alberi, un approfondimento tecnico indipendente sulla stabilità delle piante e una perizia di terza parte. Nella lettera può essere esplicitato il valore ornamentale degli esemplari (20.000-30.000 euro per alberi maturi) e viene avvisato che in caso di abbattimento ingiustificato verrà presentato ricorso alla Corte dei Conti per danno erariale.
“Questo metodo in tre-quattro casi ci ha permesso di bloccare i lavori”, ha spiegato Fasciani. Dove dovevano essere abbattute dieci piante, ne sono state tagliate una o due. Lo strumento funziona perché mette nero su bianco la responsabilità personale dei tecnici, richiede una perizia seria, coinvolge la Soprintendenza come controllo esterno e obbliga a documentare con precisione le motivazioni. È un meccanismo che le associazioni possono usare, purché agiscano in modo coordinato e tempestivo.
Insieme si va lontano
Il punto che il presidente di FIAB L’Aquila Filippo Caatania ha voluto sottolineare con forza durante il dibattito è quello della collaborazione tra associazioni. I risultati ottenuti negli ultimi anni, la sospensione del taglio di 120 alberi sulla strada di Lucoli, il blocco degli abbattimenti sulla Piana di Navelli, la salvaguardia del filare della Statale 80, sono arrivati solo quando più soggetti hanno agito in modo coordinato: FIAB, CONALPA, CODACONS Abruzzo, WWF, Italia Nostra, LIPU, Mountain Wilderness, Altura. Separati, ciascuno è una voce isolata. Insieme, si riesce a esercitare una pressione efficace.
C’è anche un tema di numeri. Al Parco Polsinelli c’erano poche persone alla prima manifestazione, di più alla seconda e succesivamente 120 alla protesta davanti al Comune. I numeri contano.
Un coordinamento stabile tra associazioni, il monitoraggio costante dei progetti attraverso l’accesso agli atti, le azioni congiunte (diffide, ricorsi, manifestazioni) e una pressione politica coordinata su Comune, Regione, ANAS e Genio Civile: è questa la strada che il convegno ha indicato come necessaria. Non come risposta alle emergenze, ma come metodo ordinario di lavoro.
L’Aquila, città immersa in un ambiente naturale di alto livekllo naturalistico, ha le condizioni per diventare un modello di gestione del verde urbano, capace di coniugare tutela del patrimonio arboreo, adattamento climatico e mobilità sostenibile. Perché questo avvenga, però, serve un cambio di paradigma: gli alberi non sono ostacoli da rimuovere quando servono strade o parcheggi, ma infrastrutture da tutelare e potenziare.
Le associazioni che operano in questo campo, ciascuna con la propria storia, le proprie competenze, il proprio punto di vista, hanno già dimostrato di saper ottenere risultati concreti quando lavorano insieme.
Continuare a farlo, con metodo e continuità, è probabilmente la cosa più utile che possono fare per la città.

