Come riportato da FIAB nazionale nell’articolo “Codice della Strada, 42 organizzazioni al Parlamento: «Meno tutele, più rischi per la vita delle persone. Riforma da riscrivere»”, RIME (Rete Italiana Mobilità Equa), che riunisce 42 organizzazioni impegnate per sicurezza stradale, tutela delle vittime, mobilità attiva e trasporto pubblico, ha presentato alla Camera dei Deputati la propria analisi dello schema di nuovo Codice della strada, approvato in via preliminare dal Consiglio dei ministri il 13 ottobre e ora all’esame delle Commissioni Trasporti di Camera e Senato. Dopo oltre trent’anni l’Italia avrebbe l’occasione di mettere la sicurezza delle persone al centro delle regole della mobilità, ma secondo RIME il testo non risponde alle cause principali dell’insicurezza stradale: velocità, controlli inefficaci e scarse tutele per gli utenti vulnerabili.
Alla conferenza stampa, introdotta dai saluti dell’On. Andrea Casu (Partito Democratico) e dell’On. Roberto Pella (Forza Italia), era presente per FIAB il presidente nazionale Luigi Menna. Menna ha sottolineato come le nuove norme trasferiscano la responsabilità sull’utente vulnerabile, esponendolo ad accuse di concorso di colpa, e come questo disincentivi l’uso della bicicletta, mentre la riduzione delle sanzioni completa un quadro che giudica negativo. A suo avviso alla politica nazionale manca lungimiranza, a differenza di molte amministrazioni locali che incentivano la mobilità ciclistica.
Il nodo di fondo riguarda i principi del nuovo Codice: sicurezza, salute pubblica e tutela dell’ambiente perderebbero il ruolo di finalità primarie, a favore della libera circolazione, anche di merci e produzione. Questo può pesare sull’interpretazione delle norme e sulla capacità delle istituzioni di fare prevenzione.
Cinque criticità dello schema di riforma per la sicurezza delle persone
- La riforma sovverte la logica della precedenza e indebolisce le tutele per i pedoni. La prudenza è già prevista dal Codice, ma la disposizione proposta imporrebbe a chi attraversa sulle strisce di accertarsi di essere stato visto e che i conducenti si fermino per dare precedenza. Un diritto che rischia di diventare fittizio, perché chi ne è titolare dovrebbe prima verificare che altri intendano rispettarlo. Una verifica non sempre possibile, soprattutto per bambini, anziani e persone con disabilità, e difficile da dimostrare in caso di investimento. Il paradosso: maggiore è il pericolo, più si chiede a chi è fragile di difendersi anziché intervenire sulle cause del rischio. RIME chiede di eliminare questa norma.
- Continua a non proteggere chi pedala. La distanza di almeno 1,5 metri nel sorpasso sarebbe subordinata alla formula «ove possibile», ancora più ambigua di quella attuale. Una tutela che rischia così di restare sulla carta, esponendo chi pedala a sorpassi pericolosi e alimentando l’insicurezza e la violenza stradale, già altissima in Italia. RIME chiede di obbligare alla distanza di sicurezza laterale e frontale.
- Rende più difficile ridurre la velocità dove ci sono le persone. Lo schema non prevede i 30 km/h come limite ordinario sulle strade urbane locali e di quartiere, e introdurrebbe ulteriori ostacoli per i Comuni che intendono abbassare i limiti e fare politiche di moderazione del traffico e della velocità. Eppure questa determina la gravità degli scontri, e fa la differenza tra la vita e la morte. Si rischia così di ostacolare proprio uno degli strumenti più efficaci di prevenzione, che tutela tutti, anche chi guida. RIME chiede di semplificare gli interventi di prevenzione che hanno dimostrato di poter salvare vite.
- Toglie strumenti e autonomia ai Comuni. Lo schema accentrerebbe poteri su Ministeri e Prefetti, introdurrebbe nuove direttive e subordinerebbe i provvedimenti locali sul traffico anche alle esigenze del traffico privato e delle attività economiche. Il risultato? Più vincoli e maggiori possibilità di ricorso contro le decisioni dei Comuni, anche quando servono a rendere le strade più sicure. RIME chiede di lasciare ai Comuni una reale possibilità di istituire strade e zone 30 km/h e fare controlli elettronici sulla velocità.
- Rende meno efficaci controlli e sanzioni. Per alcune infrazioni rilevate da remoto, il termine di notifica scenderebbe da 90 a 45 giorni, con il rischio di annullare multe legittime per mancanza di risorse amministrative. Inoltre lo schema non prevederebbe controlli elettronici sull’uso del cellulare alla guida, e ridurrebbe le sanzioni per gli eccessi di velocità soprattutto urbani. Misure che rischiano di indebolire la deterrenza proprio dove serve di più. RIME chiede di non depotenziare il sistema sanzionatorio.
In sintesi, anziché ridurre i pericoli alla fonte, lo schema rischia di indebolire gli strumenti di prevenzione e di scaricare su chi è più vulnerabile la responsabilità di difendersi.
I numeri e le voci della Rete
Nel 2025 sulle strade italiane sono morte 2.868 persone. Il calo rispetto al 2024 non basta: l’Italia resta lontana dall’obiettivo europeo di dimezzare le vittime entro il 2030 e perde ulteriore terreno rispetto agli altri Paesi europei. Francesca Chiodi, presidente del Movimento Diritti dei Pedoni e portavoce di RIME, osserva che si stanno riscrivendo le regole partendo dalla domanda sbagliata, cioè come far circolare i veicoli anziché come far muovere le persone, e che la sicurezza non limita la libertà di circolazione ma la rende possibile per tutti. Stefano Guarnieri, presidente della Fondazione Lorenzo Guarnieri ETS, ricorda che secondo l’ISTAT l’eccesso di velocità è la prima causa delle collisioni mortali in città e che ridurre le sanzioni urbane, insieme al divieto di controllo automatico della velocità sulle strade a 30 km/h, va nella direzione opposta a quella necessaria. Marco Granelli, assessore del Comune di Milano e componente del tavolo ANCI, afferma che non si può chiedere ai Comuni di garantire la sicurezza e allo stesso tempo toglierne gli strumenti.
Cosa chiede RIME e come mobilitarsi
Al Governo, RIME chiede di sospendere l’iter e di riaprire un confronto con Parlamento, enti locali e società civile per una revisione profonda del testo. A Regioni, Comuni e Commissioni parlamentari chiede di esprimere nei propri pareri la necessità di correggere tutte le criticità evidenziate. FIAB sta mobilitando le proprie associazioni per il fine settimana del 14 e 15 novembre, con un evento diffuso in tutta Italia. La mappa delle mobilitazioni è consultabile sul portale di RIME, e il position paper completo è scaricabile dall’articolo di FIAB.
Fonte: FIAB Italia,Codice della Strada, 42 organizzazioni al Parlamento: «Meno tutele, più rischi per la vita delle persone. Riforma da riscrivere




