Dal balcone alla strada, parte 2

Le città del futuro somiglieranno molto a quelle di oggi. Continueremo ad abitare edifici, percorrere strade e attraversare piazze ereditate dal passato, mentre a cambiare saranno soprattutto i modi di vivere, lavorare, incontrarsi e muoversi. Questo, in sintesi, il senso del discorso di Carlo Ratti, intervenuto all’Aquila nell’incontro “Costruire città future”, organizzato dall’ANCE L’Aquila (Associazione Nazionale Costruttori Edili) il giorno 8 ottobre 2026 presso l’Auditorium del Parco del Castello.

È da qui che partiamo per allargare il ragionamento a tutta la città.

Nella prima parte, dedicata a via Corrado IV, abbiamo descritto una strada riasfaltata e ridipinta mettendo a confronto lo sguardo dal balcone e quello dalla strada: l’organizzazione dello spazio e le difficoltà di chi cammina o pedala sono rimaste sostanzialmente le stesse. Quel caso pone una domanda che riguarda tutta la città: quale vita stiamo rendendo possibile attraverso gli interventi sul suo spazio fisico?

L’Aquila è stata ricostruita e continua a esserlo. Il recupero del patrimonio ha richiesto risorse, competenze e un lavoro enorme, ma il numero degli edifici restituiti e l’avanzamento dei cantieri, per quanto importanti, non esauriscono il giudizio sulla ricostruzione. Bisogna guardare anche a ciò che le persone possono fare nella città recuperata: dove possono abitare, quali servizi possono raggiungere, come possono spostarsi e incontrarsi.

Ratti distingue l’urbs, la città fisica, dalla civitas, la comunità dei cittadini, e indica una direzione precisa: partire dalla comunità per capire come organizzare gli spazi che devono accoglierla. Le persone fanno la comunità, ma l’urbanistica condiziona le loro possibilità. La distanza da una scuola, la presenza di un collegamento pubblico, la continuità di un marciapiede o di un percorso ciclabile incidono sull’autonomia quotidiana. La forma urbana può sostenere le relazioni oppure renderle più difficili.

Anche il sindaco Pierluigi Biondi, nel suo intervento, riconosce che ricostruire i volumi non basta. Parla della comunità, della cultura come infrastruttura sociale, dell’identità e dell’appartenenza ai luoghi. Sono temi importanti, ma il passaggio decisivo è capire come entrino nelle scelte e quale possibilità abbiano gli abitanti di contribuire a definirle.

Torna qui il balcone della prima parte.

Dal balcone si osserva la città: i palazzi recuperati, le facciate, le piazze, i cantieri che avanzano. Dalla strada si guardano quegli stessi balconi mentre si cerca di raggiungere una fermata, attraversare una carreggiata, accompagnare un bambino o tornare a casa con la spesa. Il punto di osservazione cambia ciò che diventa visibile.

La comunità guarda i balconi dalla strada mentre vive nello spazio che separa e collega gli edifici, nei percorsi tra la casa e il lavoro, tra una frazione e il centro, tra un quartiere e i suoi servizi. È anche attraverso questi percorsi che bisogna valutare la città ricostruita.

La mobilità rende questa differenza particolarmente evidente: continuare a privilegiare lo spazio e la scorrevolezza delle automobili condiziona anche chi vorrebbe o avrebbe bisogno di muoversi diversamente. Per molte persone l’automobile diventa una necessità, con i costi e le limitazioni che ne conseguono. Chi non guida dipende dagli altri o vede restringersi le proprie possibilità.

Un trasporto pubblico realmente utilizzabile, percorsi pedonali accessibili e una rete ciclabile continua incidono quindi sulla vita della comunità. Consentono di raggiungere luoghi e persone, di partecipare alle attività cittadine, di essere più autonomi. La loro qualità riguarda anche chi continua a usare l’automobile: più alternative praticabili significano meno traffico e meno pressione sui parcheggi, e chiunque guidi oggi può trovarsi domani, per età o per costi, a dipendere dagli stessi percorsi e dallo stesso trasporto pubblico.

Via Corrado IV è uno dei luoghi in cui la scelta di privilegiare l’automobile diventa visibile: intervenire sull’esistente ha significato conservarne anche i limiti, rinnovando la superficie mentre resta invariato il modo in cui lo spazio distribuisce comodità, ostacoli e rischi.

La conclusione di Ratti invita a ragionare proprio su questo. Se il futuro sarà soprattutto un cambiamento nei modi di vivere la città, il recupero del patrimonio deve accompagnarsi alla possibilità di trasformarne gli usi. Conservare gli edifici non obbliga a mantenere immutata la distribuzione dello spazio stradale.

Ma chi decide questi cambiamenti?

Biondi richiama il ruolo di guida del pubblico e il confronto con altri interessi e visioni. Ratti propone una progettazione corale e suggerisce di aprire un percorso partecipato sul futuro dell’Aquila. Per dare sostanza a queste intenzioni occorre chiarire quando gli abitanti possono intervenire, su quali alternative e con quale possibilità di modificare le decisioni.

La comunità esiste già, anche quando formula proposte scomode o esprime dissenso. Partecipare significa poter contribuire alla definizione dei problemi e delle priorità. Un progetto condiviso deve lasciare spazio alle differenze, senza presumere che tutti finiscano necessariamente per riconoscersi nella stessa soluzione.

Il voto attribuisce agli amministratori la responsabilità di governare. Il confronto con gli abitanti deve accompagnare l’esercizio di quella responsabilità, soprattutto quando le scelte condizioneranno la vita della città per decenni.

Lo sguardo dalla strada ha anche una misura. I 27 questionari di Bike Science, raccolti da noi durante Street Science 2026, indicano come principali criticità la continuità dei percorsi, la sicurezza agli incroci, la velocità dei veicoli e le condizioni del fondo stradale: tutti aspetti che si giocano sulla strada e non dal balcone.

Per questo raccogliamo l’invito di Ratti, a cominciare dai percorsi quotidiani: andare a scuola, raggiungere l’ospedale, muoversi tra quartieri e frazioni, accedere ai servizi senza dover sempre guidare. Sono questioni concrete attraverso le quali discutere quale L’Aquila vogliamo diventare.

Scendere dal balcone significa assumere anche questi percorsi come misura delle scelte pubbliche. La città ricostruita deve poter essere riconosciuta come propria dalle persone che la abitano.

E, vista dalla strada, la ricostruzione si giudica anche dalla possibilità di attraversarla.


Via Corrado IV a L’Aquila: dopo i lavori nulla cambia
Via Corrado IV a L’Aquila

Leggi la prima parte dell’articolo in questa pagina

Via Corrado IV: dopo i lavori non è cambiato nulla

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